Dott.ssa Anna Masi

Biologa Nutrizionista - Farmacista - Naturopata

L’infiammazione nel piatto

L'infiammazione, o flogosi, è un meccanismo di difesa non specifico innato seguente all'azione dannosa di stimoli irritativi, ferite o infezioni. L’obiettivo finale è l'eliminazione della causa iniziale di danno cellulare o tissutale, avviandone il processo riparativo.

I segni caratteristici dell’infiammazione - rossore, calore, tumefazione, dolore, alterazione della funzione dell’organo colpito - sono determinati dal rilascio dei così detti mediatori chimici dell’infiammazione. I fenomeni elementari, che costituiscono la risposta infiammatoria, comprendono vasodilatazione e aumento di permeabilità, che portano al passaggio di liquidi dal letto vascolare al tessuto leso ed infiltrazione leucocitaria nell'area di lesione. L'infiammazione serve, dunque, a distruggere, diluire e confinare l'agente lesivo, ma allo stesso tempo mette in moto una serie di meccanismi che favoriscono la riparazione o la sostituzione del tessuto danneggiato.

Dunque fin qui tutto sembra essere perfettamente sotto controllo. In realtà, come nel caso di uno stato di acidosi prolungato, anche il persistere di processi infiammatori mette a dura prova le capacità omeostatiche del nostro organismo con conseguenze talvolta molto serie.
Le cellule dei tessuti coinvolti in processi infiammatori cronici producono tutta una serie di sostanze quali citochine, fattori di crescita cellulari e radicali liberi. Queste sostanze possono essere responsabili di apoptosi, ovvero morte cellulare e quindi necrosi tissutale, e possono promuovere l’angiogenesi ovvero la formazione di nuovi vasi sanguigni che portano nutrimento alle cellule tumorali, favorendo la metastasi. È risaputo come malattie infiammatorie croniche, quali l’esofagite, la gastrite cronica, il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, predispongono infatti allo sviluppo del cancro.

Anche in questo caso ciò che mettiamo nel piatto può essere il deterrente dello stato patologico infiammatorio.
Le carni rosse, i formaggi e le uova sono ricchi di acido arachidonico, un omega 6 direttamente coinvolto nello sviluppo dei processi infiammatori. Ciò non significa che non dobbiamo più godere del piacere di una buona bistecca ma sicuramente è fondamentale moderarne il consumo.
Esistono delle sostanze contenute in alcuni alimenti con presunta proprietà pro-infiammatoria, una fra tutte la solanina, contenuta in pomodori, patate, melanzane e peperoni, che sembra avere la capacità di aumentare il dolore nei processi infiammatori.ùùù
L’ottima abitudine alimentare di consumare verdura e frutta in abbondanza e il prezioso pesce azzurro, è una potente arma contro l’insorgenza dell’infiammazione.
Il pesce azzurro grazie alla ricchezza in omega 3, in particolare dell’acido eicosapentaenoico, favorisce la sintesi delle prostaglandine antinfiammatorie. Anche molti vegetali contengono omega 3 sotto forma di acido linolenico che verrà trasformato nel nostro organismo in acido eicosapentaenoico. Ne sono ricchissimi i semi di lino i il loro olio, i semi di zucca, le noci, la soia e diverse erbe selvatiche come la borragine.
I frutti di bosco ricchi in antocianine, le cipolle con la loro quercitina, la curcuma, l’olio extravergine d’oliva, gli oli di semi spremuti a freddo e i cereali integrali grazie alla ricchezza in vitamina E, sono dei potentissimi alleati contro l’infiammazione.

 

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